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Caligiuri: i Poli tecnico professionali e non i Poli tecnico formativi

I Poli tecnico professionali e non i Poli tecnico formativi per come li titola l’assessore Caligiuri, in Calabria,

al di là dei toni trionfalistici degli assessori regionali e di alcuni presunti “addetti ai lavori” hanno subito uno stop giudiziario.

Il TAR Calabria, con Sentenza n. 888 del 6 giugno 2014 ha annullato il Decreto Dirigenziale di approvazione della graduatoria in quanto ha rilevato un “evidente difetto di istruttoria e di motivazione, non emergendo il fondamento fattuale delle valutazioni discrezionali assunte dalla Regione”.

Il ricorso al TAR era stato presentato, con il patrocinio degli avvocati Alfredo Gualtieri e Demetrio Verbaro, dai componenti il Polo del Bergamotto Istituto di Istruzione Superiore “L. Einaudi” di Palmi (Capofila), Istituto Professionale di Stato per i Servizi Alberghieri “Dea Persefone” di Locri(RC), Istituto Professionale di Stato per i Servizi Alberghieri di Villa San Giovanni, Istituto Superiore d’Istruzione “G.F. Gemelli Careri” di Taurianova(RC), DO.MI. Formazione e Sviluppo di Villa San Giovanni, I.S.I.M. di Catanzaro, C&M S.r.l. Consulting & Management di Reggio Calabria, Accademia del Bergamotto, Eurosystem S.r.l. di Catanzaro, IRC_FSH- Interregional Research Center for Food Safety & Health del Dipartimento di Scienze della Salute della Università Magna Graecia di Catanzaro e Centro Studi Manageriali Mario Losciale – Raffaello Gattuso (A.D.A.).

I ricorrenti sostengono che i Poli, per come definiti dalla Regione, si sostanziano in una rete di micro interventi che non sono in condizione di incidere sul tessuto culturale e produttivo regionale non rispondendo, almeno da una realistica lettura delle azioni previste, ad un disegno complessivo, unitario e coerente.

A loro avviso l’obiettivo dei Poli Tecnico Professionali è quello di assicurare maggiore stabilità e qualità dell’offerta formativa in corrispondenza con i fabbisogni professionali del mercato e superare la frammentarietà degli interventi.

Che senso ha avuto avviare un Avviso pubblico per la presentazione delle proposte, valutare nel merito le proposte pervenute e redigere una graduatoria nel momento in cui la commissione di valutazione e/o il Dipartimento rivoluziona i progetti cassando interventi e ridimensionando i contributi agli interventi superstiti?

Che senso ha, infatti, valutare positivamente un progetto, nel suo complesso, e poi “snaturarlo” cassando e ridimensionando le attività che dovrebbero rispondere, almeno così dovrebbe essere, ad una precisa finalità progettuale?

Si ha la sensazione, invece, che la Regione non sia stata capace di fare una scelta, o che, anche questa volta, qualcuno dei progetti avesse una valenza tale da essere “premiato” e, quindi, si è pensato, per non mortificare nessuno, di dare un “contentino” a tutti, ovvero che “elettoralmente” era opportuno non scontentare nessuno.

Come si fa ad esprimere toni trionfalistici, da parte degli assessori regionali e di alcuni “addetti ai lavori”, quando i progetti in graduatoria hanno subito un “taglio” del finanziamento oscillante dal 45% all’88%?

Quale obiettivo culturale, educativo, scientifico, formativo, di sviluppo, eventualmente occupazionale, può essere raggiunto da un progetto che prevedeva un investimento di oltre 3.000.000,00 di euro e, secondo la Regione, avrebbe dovuto ricevere un finanziamento di circa 600.000,00 euro?

Il risultato ottenuto, inoltre, non appare coerente con le previsioni della normativa sui Poli, con le Linee Guida e con l’Avviso stesso.

Già l’identificazione del Polo Tecnico fatta dall’assessore Caligiuri quale “percorso di istruzione in alternativa al diploma” evidenzia, quantomeno, una conoscenza approssimativa, dal momento che, nell’avviso emanato dal suo assessorato, il Polo viene considerato quale luogo in cui “si dovrà favorire una pluralità di opportunità educative, attraverso la realizzazione di percorsi flessibili al fine di garantire a tutti l’esercizio del diritto/dovere all’istruzione, proseguire nella formazione tecnica superiore o negli studi a livello universitario, fruire delle opportunità per la riconversione professionale o per l’aggiornamento in un’ottica di apprendimento permanente lungo tutto l’arco della vita”.

È palese che un programma che poteva dotare la Regione di strutture formative di eccellenza si sia risolto in un finanziamento a pioggia, privo di senso, indirizzato in via quasi esclusiva al finanziamento dei laboratori degli Istituti scolastici.

In un quadro del genere affermare, come fa l’assessore Caligiuri, che tutto “ciò richiede da parte di tutti noi, a cominciare dalle scuole e dalle imprese coinvolte, il massimo impegno e senso di responsabilità per fare cogliere in pieno questa opportunità agli studenti calabresi” è chiedere alle scuole, alle agenzia formative (di cui l’assessore sembra misconoscere l’esistenza) ed alle imprese l’IMPOSSIBILE!!!! 

Il TAR Calabria, secondo i ricorrenti, ha sanzionato l’arroganza e il pressapochismo dell’assessorato e del Dipartimento Istruzione.

Ultima modifica il Lunedì, 09 Giugno 2014 11:29
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