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MOSE...nti i risi!

Il MOdulo Sperimentale Elettromeccanico probabilmente proteggerà Venezia dall’alta marea ma non le risparmierà

l’ondata di fango che politici corrotti e uomini del malaffare stanno facendo piovere, negli ultimi giorni, proprio sulla “Serenissima”. Fin dagli albori del progetto, gli ambientalisti hanno contestato la realizzazione del MOSE, ritenuto una violenza capace di minare il delicato ecosistema lagunare. Ma alla base delle critiche c’erano anche i costi di realizzazione e gestione; costi che col passare degli anni sono lievitati fino a toccare cifre pari a circa 5,5 miliardi di euro (soldi pubblici) per la completa realizzazione dell’opera. I costi di gestione e manutenzione graverebbero solo per i primi tre anni post-costruzione sulle spalle del consorzio che ha l’incarico di effettuare i lavori (Consorzio Venezia Nuova), così che ogni spesa, ordinaria o extra, dal quarto anno dopo la fine dei lavori, sarebbe a carico di Comune, Provincia (se ne esisterà ancora una) e Regione. Un’altra critica mossa a suo tempo da chi si opponeva alla realizzazione del MOSE è quella relativa al rischio tangenti; pericolo paventato più volte da Beppe Grillo, mai preso in considerazione. Bene (si fa per dire), quel rischio è diventato realtà e lo confermano i 100 indagati e i 35 arresti tra politici e funzionari pubblici, tra cui spiccano Renato Chisso, assessore regionale alle Infrastrutture (Forza Italia) e l’ormai ex sindaco di Venezia Giorgio Orsoni (Partito Democratico). Conoscere le vicende legate al MOSE non è “fare pettegolezzo” e né tanto meno una “curiosità in più”, si tratta di soldi pubblici, cioè nostri, regalati a politici corrotti e alle mafie ed è dovere di ogni buon cittadino essere consapevole di quanto avviene in casa propria. Per questo, è impossibile non indignarsi quando si sente il sindaco di un capoluogo di regione glissare sull’argomento dimostrando di non saperne granché, come fatto dal sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo, durante il suo intervento in un noto programma di radio 105. Il caro Sergio ha dato ai suoi elettori un altro motivo di vanto (o di vergogna, dipende dai punti di vista), regalando al grande pubblico una delle perle preziose del suo repertorio di scuse puerili e argomentazioni insignificanti: «Le larghe intese sul MOSE vanno bene». Frase detta ignorando che le larghe intese tra PD e FI in questo caso si riferivano al fatto che esponenti dell’uno e dell’altro partito si spartiscono la gustosa torta delle tangenti in pieno stile “Italia grandi eventi”. Gaffe che costerà cara al primo cittadino catanzarese che ora viene deriso e schernito dal web (poverino), un po’ come quando, intervistato in merito ai disagi di alcune famiglie dopo un alluvione abbattutosi su Catanzaro, rispose: «Ma si a mia non mi diciti nenta…». Il caso MOSE cammina a braccetto con il caso EXPO e con tutti gli altri grandi eventi che, nella storia italiana, sono stati macchiati indelebilmente da scandali causati da tangenti e corruzione. Allora, a Bruno Vespa, che durante la sua intervista a Beppe Grillo, chiese: «Persone oneste nei posti giusti, per fare che?» rispondiamo noi: per evitare tutto questo!

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