Ethos: ''Normativa anticorruzione anche a Reggio''

Di seguito nota di Ethos: Sarei curioso di ascoltare, ma ritengo sia anche doveroso da parte loro spiegare,

cosa avrebbero da dire ideatori, responsabili e protagonisti del modello Reggio, alcuni dei quali oggi siedono tra i banchi istituzionali della Regione o, addirittura del Parlamento, in merito alla loro azione amministrativa e politica (visto i ruoli che occupano e lo stipendio che gli paghiamo) per ottemperare a quanto previsto dalla meravigliosa, anche se un po’ lacunosa, c.d. “Normativa Anticorruzione”, di cui alla L. 190/2012 e d.Lgs. 33/2013. Vorrei sapere e capire quali iniziative siano state assunte al riguardo e come lor signori intendano applicare i principi e gli istituti che tali normative prevedono come obbligatori all’interno degli Enti e degli Organi che rappresentano. Perdonate il sarcasmo, ma al di à degli interrogativi retorici posti e che non avranno risposta, le due fonti normative prima citate rappresentano l’evoluzione concreta di insostituibili principi e criteri costituzionali stabiliti nell’esclusivo interesse della Nazione, quali la trasparenza, l’efficienza, l’efficacia, l’economicità, l’eguaglianza, la responsabilità, il buon andamento e l’imparzialità della P.A. Per essere pratici e sintetici, la normativa anticorruzione prevede, tra l’altro, che gli Enti Locali, e tra questi il Comune, o meglio, il suo organo di indirizzo politico (cioè il Consiglio): adottino il Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione, su proposta del Responsabile della Prevenzione della Corruzione (che per il Comune di Reggio è il Segretario Generale Piero Emilio); approvino un codice di comportamento etico o deontologico, che dir si voglia, che preveda apposite sanzioni amministrative e disciplinari per dipendenti e dirigenti inadempienti; provvedano alla pubblicazione e conoscibilità obbligatoria di informazioni relative a quasi tutti i procedimenti amministrativi quali, gare, consulenze, affidamenti, assunzioni, stipendi ed incarichi, bilanci, concessioni, autorizzazioni, licenze, sovvenzioni, partecipazioni, contributi, sussidi, premi a dipendenti, sanzioni irrogate, ecc.,ecc.,ecc.. Le stesse norme, inoltre, prevedono l’istituzione di un’Autorità Nazionale Anticorruzione, la Civit (Commissione per la valutazione, l’integrità e la trasparenza delle Amministrazioni Pubbliche), che ha anche il compito di approvare il Piano Nazionale Anticorruzione predisposto dal Ministero della Funzione Pubblica. Insomma, una complessa architettura normativa per contrastare il fenomeno che più di ogni altro condiziona e frena lo sviluppo in Italia e nel nostro territorio, la corruzione. Più della ndrangheta, infatti, la corruzione è fonte di povertà e di miseria culturale, sociale ed economica. Certo, è triste ed umiliante doversi dare delle leggi che ricordino a tutti e rendano obbligatorio il bisogno di essere onesti e corretti, ma questa è l’amara realtà che la nostra indifferenza ha prodotto e che, attraverso la nostra partecipazione, dobbiamo assolutamente cambiare. In attesa che ciò avvenga, ed i tempi sono oramai prossimi, chiediamo ai sigg. Commissari Straordinari, visto che tanto la loro attività non è politica, ossia di ascolto, ma solamente amministrativa e burocratica, di voler provvedere, con apposita delibera, all’adozione del Bilancio Sociale come strumento di rendicontazione dell’Ente e di ottemperare a quanto disposto dalla normativa, adottando il Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione comprendente anche la sezione dedicata al Programma Triennale per la Trasparenza e l’Integrità, ben sapendo che anche questi sono elementi di valutazione dirigenziale da parte dei competenti organismi indipendenti di valutazione (O.I.V.).
Il Portavoce
Giuseppe Musarella

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