Forse sull’Aeroporto di Reggio Calabria è il momento della verità

Forse sull’Aeroporto di Reggio Calabria è il momento della verità

Reggio Calabria ha ancora un aeroporto. Non è ben chiaro quale sia il confine tra prosecuzione dell’attività ed agonia, ma ogni tanto arrivano notizie che, a qualcuno, suonano come accanimento terapeutico.


Qualche volo per Torino che ogni tanto viene aggiunto non rappresenterà la soluzione né definitiva, né momentanea all’emorragia costante posta in evidenza dall’ineluttabilità dei numeri.
Quella reggina è un’aerostazione colma di criticità: da quelle logistiche derivanti dalla conformazione e dalla collocazione della pista a strutture d’accoglienza non esattamente all’avanguardia. E’ stata regalata l’illusione che, rendendolo davvero l’Aeroporto di tutto lo Stretto, possa persino avere grandi ed importanti margini di sviluppo. C’è chi lo sogna come uno scalo per voli turistici, una base ideale per un’area di grande potenziale che passa per Reggio, Messina, le Eolie e tutto quello che c’è attorno.
Tutto cozza maledettamente, però, con quelle che sono le evidenze con cui ci si deve confrontare. E la colpa non è solo colpa chi amministra. A Lamezia, ad esempio, sono pronti ad investire i tedeschi di Tui che, però, hanno tutto l’interesse di portare gli inglesi in quella zona dove hanno già provveduto a fare proprio un mega villaggio turistico.
Lo scorso 3 luglio il Governatore Oliverio ha sottolineato come il baricentro dei trasporti calabrese trovi la naturale collocazione in quella zona. E’ stata espressa la volontà di creare un porto, magari collocandolo direttamente con le Isole Eolie che, in realtà, sono già raggiungibili da Vibo. I collegamenti marittimi, infatti, sono ripresi da non troppo tempo. Si, le Eolie. Esattamente la destinazione che dovrebbe rendere appetibile l’aeroporto di Reggio che fatica persino ad essere collegato in maniera efficace con Messina.
Oggi, invece, arrivano nuovi collegamenti dalla Locride e da Rosarno per l’aerostazione lametina. A Reggio, invece, si fatica a immaginare una politica di sviluppo efficace che potrebbe essere unicamente quella di proporre un’offerta complementare a quella principale scalo calabrese, in una fase in cui persino i suoi miglioramenti risultano quasi un’invasione di campo rispetto a ciò che accade a Reggio.
La cultura del sospetto non porta da nessuna parte, ma quello che si ha è che, ancora una volta, l’Aeroporto dello Stretto sia destinato ad essere un eterno condannato a morte.
Nel frattempo a settembre è atteso il ministro Toninelli che potrebbe raccontare di più ai reggini che, in un futuro non troppo lontano, potrebbero trovarsi ad aspirare ad un collegamento il più rapido possibile con la stazione di Lamezia. E ci sono zone più distanti come l’area grecanica che potrebbero pagare a prezzo ancora più caro quello che sarebbe il destino peggiore.

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