l’amministrazione comunale della rigogliosa città dell’Unical.
Il gesto era nell’aria, inutile girarci attorno. Ma un conto è aspettarsele altro è trovarsele le dimissioni proprio nel momento in cui si stava stendendo un certo velo di silenzio attorno alla vicenda Rende. E invece con le sue dimissioni il sindaco ora lascia inquietanti punti interrogativi dietro di sé. Perché lo ha fatto proprio ora e non prima, per esempio quando è arrivata la commissione d’accesso antimafia in Comune? E perché non l’ha fatto, per esempio, quando circa una ventina di giorni fa un’ennesima incursione di carabinieri in Comune ha sequestrato un mare di carte per un giorno intero? E perché non l’ha fatto, politicamente parlando s’intende, quando il Pd che dice di sostenerlo sin dall’inizio lo ha attaccato a mezzo stampa facendogli mancare più volte letteralmente il terreno sotto i piedi? Se è per questo occasioni non ne sono mancare al sindaco Cavalcanti per tagliare la corda eppure è rimasto al suo posto nonostante il clima freddo con Sandro Principe, nonostante il clima gelido con il gruppo locale del Pd e nonostante la ripetute incursioni dei carabinieri e dei detective della Dda. Niente di tutto questo, Cavalcanti si è dimesso più o meno all’improvviso a metà strada tra tutte queste motivazioni. Ora la città, che è strategica per gli equilibri economici e politici dell’area urbana e della regione per certi aspetti, s’interroga, aspetta di capire. E aspetta di capire soprattutto il Pd non principiano che solidarizza a fasi alterne con Cavalcanti ben sapendo però che di tutto si può nascondere sotto queste dimissioni. Può esserci di mezzo un’ambizione del tutto politica dell’ex sindaco, che magari sente aria di casino dalla vicina Cosenza e pensa di cambiare sponda amministrativa. Oppure, l’ex sindaco, chiuso in una morsa amministrativa e giudiziaria per via della commissione d’accesso che deve pronunciarsi sulla vita del Comune decide che non è più aria per agire politicamente e che è meglio puntare a pratiche risarcitorie, magari confluenti con le europee del prossimo anno.
Ma c’è un altro scenario ancora che allarma e sconcerta gli operatori dell’area urbana, politici ed economici. Cavalcanti ha saputo in anticipo che sta per accadere qualcosa di eclatante proprio a Rende? Qualcosa di più eclatante, beninteso, di quelle accadute nei mesi scorsi e che hanno segnato il profilo della città. Magari, Cavalcanti, ha saputo che verrà sciolto per infiltrazioni mafiose il Comune e che lui, completamente estraneo alle inchieste, deve opportunamente chiamarsi fuori in anticipo? O perché no ha invece saputo che ben altri colpi di scena sono alle porte riguardanti l’inchiesta madre della Dda di Catanzaro che mira a certificare presunti storici rapporti tra le cosche egemoni dell’area urbana e l’attività politica ed economica di Rende? Chissà. In gioco non c’è ovviamente solo il futuro della città più importante della regione sotto il profilo industriale e commerciale. C’è la politica, con la vicina Cosenza in crisi pure lei (a proposito, nelle prossime ore si conoscerà la sorte politica dell’altro sindaco in affanno e per altre ragioni, Mario Occhiuto) che sta a guardare a Rende in virtù di intrecci inscindibili. E c’è, soprattutto, il Pd a tremare e questa volta a tutti i livelli. A cominciare da Sandro Principe passando per il gotha del partito a livello regionale nessuno potrà chiamarsi del tutto fuori da una clamorosa rovina del cosiddetto modello Rende.
Nelle prossime ore, in ogni caso, ne sapremo certamente di più ma un dato è certo. Pd, Pdl, Scopelliti come Oliverio o Principe. Per non parlare del cuore pulsante della regione guarda all’area urbana di Cosenza come ad una polveriera. Tutto può accadere.





