Così facendo, si legge in una nota, eco alle parole del presidente di UNIONCAMERE Ferruccio Dardanello che ha confermato come “il 2014 rappresenti un anno di inversione ciclica per l’economia italiana, anche se la prolungata debolezza del mercato del lavoro, che recepirà nel 2015 i riflessi dell’inversione del ciclo, continuerà a frenare i consumi delle famiglie” la Camera di Cosenza può confermare che, purtroppo, Cosenza potrebbe avere difficoltà ad agganciare la modesta ripresa dell’economia italiana prevista per metà 2014, ed a beneficiare della crescita in atto del commercio mondiale, rimanendo così, anche per i prossimi mesi, in recessione.
La provincia di Cosenza, dichiara il segretario generale Donatella ROMEO, mostra una bassa sensibilità al ciclo economico; ciò, a causa di un sistema produttivo poco presente sui mercati internazionali, una modesta apertura al turismo straniero (capace di introdurre nuove risorse nel circuito), una contenuta redditività delle imprese (nonostante un discreto livello medio di competitività), un profilo di nuove assunzioni non caratterizzato da competenze strategiche (in grado di conferire ricchezza aggiuntiva) ed un mercato interno che si distingue per i bassi livelli di ricchezza distribuita.
In questo ambito, la provincia sconta poi alcuni fattori che deprimono le capacità di crescita potenziale, rivelandosi ostativi per un auspicato processo di convergenza congiunturale. A tal proposito, si sottolinea il fatto che la provincia è tra le prime quattro in graduatoria nazionale per vulnerabilità (delle famiglie, delle imprese, del territorio) alla criminalità organizzata di tipo economico.
A Cosenza, in particolare, l’indice di sintesi della vulnerabilità provinciale ai fenomeni criminali si attesta, in numero indice, a 181,6 (Italia = 100), trainato in alto da tutte le macrocomponenti statistiche dell’indicatore di sintesi; la vulnerabilità di imprese e famiglie (che sintetizza la fragilità finanziaria e la potenziale esposizione all’usura) si rivela superiore di oltre 60 punti percentuali rispetto alla media nazionale (rispettivamente 160,2 e 169,7; Italia = 100), mentre la criminalità espressa sul territorio di matrice economica evidenzia valori più che doppi (n.i. 224,9) rispetto all’Italia, in relazione ai reati legati al ciclo del cemento, a quello dei rifiuti, ma soprattutto per la presenza di criminalità organizzata.
Ciò alimenta il circuito recessivo e deprime ulteriormente i potenziali di sviluppo.
Su un andamento recessivo si innesta anche la contrazione del mercato del credito. Il credito a imprese e famiglie si riduce a ritmi non modesti (-3% per entrambe le categorie), determinando una sostanziale stazionarietà dell’intero aggregato (impieghi). Stante tale risultato, la crescita dei depositi provinciali (+2,7% nel 2013) si traduce in una sottrazione netta di liquidità al sistema economico locale.
Inoltre, la “pezzatura” media dei prestiti bancari alle imprese cosentine è pari al 33,7% della media nazionale, indicando così prestiti concessi a fronte di progetti di investimento di piccola dimensione, inadeguati ad indurre “rotture” significative negli assetti competitivi.
Il mercato del lavoro provinciale subisce gli effetti di tale ciclo. L’occupazione provinciale perde quasi 19.000 unità in un solo anno (-14,5%) e, come conseguenza di un comportamento tipico del mercato del lavoro locale, la risposta all’emorragia occupazionale è un allargamento della già ampia base di inattività, soprattutto da parte delle lavoratrici e dei giovani, le fasce più critiche in termini di accesso al lavoro, provocata da fenomeni di scoraggiamento e di sommerso.
Pertanto, il tasso di disoccupazione guadagna 3 punti percentuali, attestandosi al 23,3% (Italia 12,2%).
Inoltre, le ore di cassa integrazione erogate crescono del 93,4%, a fronte di una media nazionale del 17,8%. In questo complesso scenario, la disoccupazione giovanile maschile (15 – 24 anni) si attesta in provincia al 47,5% (Italia 39%), mentre quella femminile al 61,5% (Italia 41,4%), rivalendo consistenti barriere all’ingresso per le fasce più deboli.
Come conseguenza di un mercato del lavoro difficile, gli indicatori di benessere, ovvero il reddito disponibile, mostrano un degrado del tenore di vita medio negli ultimi anni, al punto tale che la quota di famiglie che, nel 2012, vive in povertà relativa è pari al 26,5%, in crescita negli ultimi anni e ampiamente superiore a quella nazionale (12,6%). Per altro verso, il tenore di vita non è compensato dallo stock patrimoniale disponibile, tra i più contenuti fra le province italiane (n. i. 56,1, Italia = 100), che nel 2012 subisce un calo (-1,6%) attribuibile all’abbassamento dei prezzi sul mercato immobiliare, in evidente declino di domanda.
In un quadro provinciale in cui i percorsi di internazionalizzazione “a largo raggio” stentano a decollare ed in cui il credito alle imprese risulta mediamente tarato sulla piccola dimensione, che non consente l’avvio di processi significativi di competitività nazionale e internazionale, occorrerebbe, dichiara il commissario straordinario Pasquale MONEA, dare fiducia alle imprese, in particolare a quelle che già operano sui mercati internazionali o a quelle che vogliono cogliere sfide di investimento competitivo.
Occorre, inoltre, affermare che le attuali formule di competitività, soprattutto in un contesto recessivo caratterizzato significativamente da imprese familiari (Cosenza 84,9%; Italia 81,9%), passano attraverso l’aggregazione di imprese, quali reti di impresa e filiere produttive, al fine di alimentare le economie di scopo. Le diverse formule aggregative possono conferire alle imprese che le adottano una maggiore propensione all’internazionalizzazione, all’innovazione (a maggio 2014 sono presenti in provincia 13 delle 25 start up innovative della regione), nonché un più efficace accesso al credito.
Di conseguenza, conclude il Commissario MONEA, serve far evolvere le specializzazioni settoriali esistenti, conferendo loro maggiore valore aggiunto puntando su un approccio “green”, che investa, oltre che sul ciclo produttivo, anche sulle connotazioni eco-sostenibili e di tutela della salute del consumatore. A tal proposito, la provincia di Cosenza si posiziona favorevolmente, considerando che la quota di imprese (extragricole con oltre 3 addetti) che ha investito in tecnologie green nell’ultimo quinquennio è pari al 24,5%, superiore alla media nazionale (22%). In valore assoluto, tale quota si traduce in oltre 3.200 imprese, un numero superiore a quello di ogni altra provincia della regione.
Camera di Commercio Cosenza: ”Economia Cosentina bloccata dalla criminalità e penalizzata dalle dimensioni aziendali”
Appena chiusa la giornata dell’economia nazionale, la Camera di Commercio di Cosenza è pronta a rilanciare sul territorio quella provinciale con la presentazione dei dati locali.





