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L’ass Mancuso, interviene con una dichiarazione a chiarimento della “mini-Imu”

cioè la differenza di gettito tra il 4 e il 6 per mille

Testo integrale della dichiarazione: “Il comune di Catanzaro, è stato tra il dieci per cento dei comuni virtuosi che hanno approvato il bilancio di previsione 2013 entro i termini fissati dalla prima proroga concessa dal governo centrale. Tutti gli altri, invece, non avendo la possibilità di far quadrare i conti, hanno preferito rimandare i termini di approvazione al 30 novembre scorso, data nella quale noi invece, abbiamo approvato l’assestamento del bilancio. Adempimento, quest’ultimo, che quindi “saltano” quanti hanno approvato l’esercizio di previsione lo scorso 30 novembre. 

Nel bilancio 2013 abbiamo previsto le entrate per Imu prima casa come trasferimenti della Stato, così come imposto dalla normativa vigente. Cioè lo Stato, a seguito dell’annullamento dell’Imu sulla prima abitazione si era impegnato a trasferirci, così come in effetti ci ha trasferito, l’importo di un milione e ottocentomila euro, calcolata con una aliquota pari al 6 per mille relativa al 2012. Invece, quei comuni che non riuscivano a far quadrare i conti hanno, a mio avviso in modo strumentale, aumentato l’aliquota sulla prima abitazione portandola, per il 2013, dal 4 al 6 per mille, facendo affidamento sul rimborso da parte dello Stato. In pratica gli enti hanno di proposito aumentato l’Imu sulla prima casa pur sapendo che sarebbe stata abolita, allo scopo di ricevere il rimborso da parte dello Stato. In una prima formulazione del decreto legge di stabilità era stato previsto che i comuni che nel 2013 avevano aumentato l’Imu sulla prima casa sarebbero stati penalizzati, mentre nella stesura definitiva ci si è trovati difronte a un decreto che mette nelle stesse condizioni di bilancio anche chi legittimamente e, assumendosi nei confronti dei cittadini tutte le responsabilità, così come abbiamo fatto anche noi per il 2012, quando, però, non era minimamente previsto l’abolizione della tassazione sulla prima casa. Ad oggi, quindi, stando così le cose, la maggior parte dei cittadini catanzaresi che dovrebbero pagare l’Imu sulla prima casa al netto delle detrazioni di euro 200 più cinquanta euro per ogni figlio a carico, sarebbero tenuti a un versamento che va da un minimo di sette o otto euro, a un massimo di sessanta, settanta euro. Calcolo derivante dall’applicazione della percentuale del 40 per cento del 2 per mille sulla rendita catastale rivalutata. Voglio ricordare che anche l’Anci in un primo momento aveva preso le parti, come giusto, di quegli enti che nel 2013 avevano in modo strumentale effettuata tale operazione,mentre ora ci si è trovati difronte a un decreto che include anche quei comuni che, legittimamente, avevano deliberato tale aliquota nel 2012. L’amministrazione di palazzo de Nobili, su iniziativa del sindaco Sergio Abramo, si impegna, ove dovessero permanere così le cose, a studiare possibili soluzioni che consentano di non far gravare sui cittadini contribuenti catanzaresi la differenza, sopperendo, così, ancora una volta a un legiferare, da parte del governo centrale in materia di finanza locale, in modo approssimativo e incompetente”
(sa)

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